Nelle due sale a sinistra dell'ingresso sono raccolti i reperti
di età romana provenienti da Montebelluna e dal territorio
circostante.
La cittadina, già a partire dal II sec.a.C., venne
coinvolta, come tutti i più importanti insediamenti della
Gallia Cisalpina, in un processo di graduale e pacifica
romanizzazione che la portò a diventare tra il 49 e il 42
a.C. uno dei centri che gravitavano amministrativamente nel
terrotorio del municipium di Acelum (Asolo). Le testimonianze
riferibili all'età romana sono costituite soprattutto dai
corredi delle tombe a cremazione rinvenute nelle due necropoli
individuate nella zona collinare e pedecollinare di S. Maria in
Colle e Posmon, occupate senza soluzione di continuità
dall'Età del ferro all'Età romana. Non mancano
peraltro ritrovamenti riferibili a contesti insediativi,
concentrati soprattutto nell'area compresa tra S. Maria in Colle e
Mercato Vecchio. La necropoli individuata a Caonada (Fondo
Sernaglia), nella zona di pianura a sud del rilievo del
Montelletto, documenta invece una realtà di piccolo nucleo
insediativo legato allo sfruttamento del territorio.
Nella prima sala sono esposti esempi dei diversi tipi di sepoltura
rinvenuti a Montebelluna e nel suo territorio: due urne cubiche di
pietra, in origine chiuse da un coperchio non rinvenuto, una stele
a pseudoedicola con i ritratti dei due defunti, databile al I sec.
d.C., la ricostruzione di una sepoltura in anfora segata e
capovolta.
Una parte della sala è invece riservata alle testimonianze
di abitato. Nella zona centuriata di pianura si sono rinvenute due
cisterne per la raccolta dell'acqua piovana sul fondo delle quali
gli abitanti dei vicini insediamenti di tipo rustico sparso avevano
lasciato cadere pesi da telaio, mole di macine in disuso, brocche
ed anfore rotte. Nella zona collinare (tra S. Maria in Colle e
Mercato Vecchio) sembrano invece concentrarsi resti pertinenti ad
abitazioni. Ne sono un chiaro indizio gli elementi di tubatura in
terracotta di grandi dimensioni che presuppongono la presenza di un
acquedotto e le fistule (tubi in piombo di diametro ridotto
utilizzati come raccordo tra l'acquedotto e l'abitazione). Da S.
Maria in Colle-terreno Agostinetto provengono i lacerti del mosaico
in bianco e nero, databile al I sec.d. C. e composto da tre
pannelli: quello centrale, a piccole tessere bianche con inserite,
a intervalli regolari, tessere nere; quelli laterali a tessere
rettangolari di calcare bianco disposte a tessitura irregolare,
intercalate senza alcun ordine da tessere nere. Al centro di un
pannello campeggia la lettera A radiata e al centro dell'altro le
lettere OR.
Nella seconda sala sono esposti i corredi delle tombe provenienti
dalle necropoli pedecollinari che insistono sulle aree già
utilizzate in epoca protostorica. Una vetrina è dedicata
alle recenti scoperte avvenute a Posmon negli anni 2000-2002 con
l'esposizione di una selezione di corredi recentemente restaurati,
tra i quali spicca il pregiato balsamario in vetro mosaico a bande
oro della tomba n. 100.
Gli altri corredi esposti provengono da Caonada, che ha restituito
una necropoli con una trentina di tombe collocabili prevalentemente
nel I sec. d.C. Interessante la tomba n. 4 con un vaso ossuario che
reca incisa sulla spalla l'iscrizione latina in grafia preaugustea
Pusilai (dativo arcaico:"per Pusila"). Il significato del termine,
riferibile all'aggettivo latino Pusilla ("piccola") potrebbe dunque
interpretarsi come "per la piccola" e indicherebbe quindi la
sepoltura di una giovane defunta come sembrano confermare, le
dimensioni del braccialettino d'argento, la piccola fibula e la
valva di conchiglia, da interpretarsi in questo caso più
come gioco che come resto del pasto funebre. Un elemento molto
interessante e caratterizzante per le tombe di Montebelluna
è proprio la presenza sui vasi ossuari dei nomi dei defunti,
secondo tradizioni risalenti al periodo tardo della precedente
cultura veneta.
L'ultima vetrina della sala, ospita materiale di eccezionale
bellezza, proveniente dalla necropoli di S. Maria in Colle -
incrocio tra via Canova e Via S. Maria in Colle. La necropoli, che
ha restituito corredi funerari databili fino al II sec. d.C. e
caratterizzati da materiali preziosi probabilmente riferibili ai
quartieri insediativi di maggior prestigio della vicina zona
collinare, ha restituito tombe a cassetta e "alla cappuccina".
Questo gruppo di tombe si distingue per la singolare ricchezza dei
corredi, con servizi da mensa realizzati in vetro soffiato,
particolarmente raffinato per forme e colori. Si tratta di brocche,
bicchieri, coppe e balsamari probabilmente provenienti
dall'importante centro di Aquileia.
Ritornati nella I sala dedicata all'Età romana, a destra
si trovano due vetrine riservate al materiale proveniente dalla
necropoli di Vidor, località Col Maor, databile al pieno IV
sec.d.C. Si tratta di tombe di inumati che si caratterizzano,
soprattutto nei corredi degli individui di sesso femminile, per la
presenza di un notevole numero di armille (bracciali) in bronzo a
capi accostati decorate ad incisione, di collane composte da vaghi
in pasta vitrea di varia forma e colore e di anelli semplici o con
castone. Notevole la tomba maschile n. 10, con anelli d'argento a
fascia e castone-sigillo costituito in un caso da una corniola
incisa con un cavallo al galoppo e nell'altro da una pasta vitrea
blu con una raffigurazione incisa di Atena. Ben conservati anche i
passanti di cintura in bronzo.